Giù al Nord

cronache calabre in terra straniera

Mediashopping, l’evoluzione di Miracle Blade (live dal digitale terrestre)

Cara Calabria,

dalle tue parti non è ancora approdato il digitale terrestre mentre giù al Nord ormai tutti hanno abbandonato la vecchia tv analogica a favore dell’offerta sui nuovi canali.

Sabato scorso, l’assalto ai vari Trony noncisonoparagoni, Unieuro, Euronics: a caccia del decoder più economico possibile.

A nessuno frega niente di tessere magiche che fanno vedere le partite nè di Mya, Steel o Joy. In realtà, a nessuno frega niente neanche di vedere Rete 4, eppure l’acquisto dell’aggeggio infernale è fondamentale per entrare nel magico mondo della nuova tecnologia on tv.

Cosi’, adesso tutti possono vedere Annozero al giovedi e WalkerTexasRanger tutte le sere (sarà ancora in programmazione?) e una marea di programmi sparsi qua e là sui canali digitali.

Non mi stancherò mia di dirlo, cara Calabria: il migliore è Mediashopping.

Di MediaShopping mi piace tutto: i conduttori, i prodotti, le scenette.

Dei conduttori adoro la recitazione: freschi freschi di Actor’s Studio, i rampanti televenditori si lanciano spesso in ottimi sketch per vendere questo o quel prodotto.

Con la naturalezza di una forma di provolone, questi baldi giovani della teleimbonizione ci (mi) propinano giorno dopo giorno dei pezzi unici, a costi contenuti, a spese zero.

Cara Calabria, potrei stare delle ore a guardare i meccanismi di Doctor Sound che traduce le nostre vecchie canzoni su disco in formato digitale, e immobile, mi piace guardare le fantastiche proprietà di My Rotisserie (o come diavolo di scrive) che gira e rigira polli su uno spiedo, frigge senza olio, sparge fritture miste a destra e a manca.

Non posso essere immune a MediaShopping, io sono quella che impazziva per Miracle Blade, presentati dal cuoco Tony un po’ di tempo fa sulle tv regionali.

Tony, con un doppiaggio immotivato e inenarrabile, presentava le miracolose proprietà dei suoi coltelli, frantumando lattine, mattoni, pere e prosciutti con un solo passaggio di lama.

Cara Calabria, concludendo: non vedo l’ora che anche da te arrivi il digitale, per rifocillarmi di televendite lobotomizzanti anche in vacanza.

maggio 27, 2009 Posted by | cronache calabre | , , | 3 commenti

Se il caldo è immondo, evitate gli autobus.

Cara Calabria,

chi l’ha detto che fa caldo solo dalle tue parti?

Qui al Nord si boccheggia. Il buongiorno di Gramellini su La Stampa di oggi la dice lunga su quante volte i media, in queste occasioni, perdano occasione di stare zitti, invece di dire delle boiate assurde.

Del tipo: vestitevi a cipolla oppure non state sotto il sole a picco di mezzodì.

Come se ci piacesse grondare da ogni orifizio del nostro corpo, come se ci piacesse abbronzarci sulla pensilina dei bus mentre aspettiamo il 13 per Porta Susa.

A proposito, Calabria.

Il prossimo che mi dice che sugli autobus vivi l’umanità della gente, ascolti i discorsi, vedi la vita, ti cali nel mondo per davvero, io lo strangolo.

Perché uno che viaggia in autobus, specialmente con il caldo che impazza, SA che è l’esperienza più odiosa in assoluto.

Un mix di odori e volte anche di sapori ( quando gli odori sono talmente forti che te li senti in bocca) da far rabbrividire anche il più feticista.

Uno che viaggia in autobus, specialmente quando sono stracolmi, SA che dovrà stare in bilico sull’alluce destro per un periodo che gli sembrerà lunghissimo e che avrà sul groppone questo o quel vicino, che ovviamente, sudaticcio come non mai, gli si appiccicherà  come la gomma da masticare dei Simpson, quella a sigaretta, che dopo due secondi di ruminìo diventava dura come il cemento e a fare la bolla si rischiava di rimanere con i segni  in faccia a vita

Uno che viaggia in autobus, specialmente quando è prostrato da una giornataccia, SA che, a un certo punto, l’amico suonatore di fisarmonica salirà in cerca di monetine, suonando a ripetizione O’ sole mio stà ‘nfronte a te, My way e addirittura Sincerità di Arisa.

C’è solo una cosa da dire: che tu sia in Calabria, o nel pieno centro di Torino, stai sicuro che chi ti dice che fare un giro in autobus sia favoloso per vedere la gente e per sentirla parlare, ha il suo bel culetto piantato su una bella macchina comoda comoda, la quale, e questo lo speriamo tutti, speriamo rimanga imbottigliata il più a lungo possibile in Tangenziale all’ora di punta.

O sulla Salerno-Reggio per sempre, se proprio volessimo augurargli il peggio.

maggio 21, 2009 Posted by | cronache calabre | 3 commenti

Università che vai, abitudini gastronomiche che trovi.

Cara Calabria,

per tre anni ho vissuto, per ragioni di studio, in una delle tue massime città universitarie, che ora, a ripensarci, mi manca parecchio. Di certo vagare tra i Cubi dell’Unical è molto diverso che aggirarsi in via Po per arrivare a Palazzo Nuovo, oggi blindato a causa degli scontri against G8.

Tra i Cubi dell’Unical, se la memoria non mi inganna, non ci sono negozi, e per sbocconcellare qualcosina bastava spendere pochi cent al distributore.

Qui è tutto diverso: se decido di andare a piedi a lezione, lo faccio solo ed esclusivamente per una ragione, e non è quella di smaltire il fritto che ho mangiato a pranzo.

In via Roma, la stessa che ha visto settimana scorsa un sacco di mentecatti cospargersi di vernice colorata (vedi nuovo spot Vodafone), posso fare shopping low-cost, cosa che mi sta portando lentamente alla rovina.

Non sono una shopaholic ma non resisto ai prezzi pazzi dei negozi del centro.

Cara Calabria, quando studiavo giù questo non succedeva. Con venti Euro settimanali riuscivo a far spesa, a mangiare una pizza con gli amici e la mensa free mi ha permesso, qualche volta, di farmi anche un cinemino ogni tanto.

Qui è tutto diverso.

Lo sa mia madre, che, giunta in terra straniera,per prima cosa ha espresso il desiderio di andare al supermercato per confrontare i prezzi. E’ uscita in preda a uno shock anafilattico, allergica com’è ai prodotti che costano più del solito Euro e Cinquanta.

Eppure devo mangiare, non sia mai che deperisca.

E così, cara Calabria, qui all’Università è tutto diverso, anche in fatto di cibo. La mensa la pago e quindi per principio non ci vado, i cubi sono spariti per lasciare il posto a palazzetti e a palazzi nuovi. La burocrazia è uguale dovunque, e di quella non parlo.

Ma solo una cosa voglio dirti: noi calabresi ci vergognamo a portarci da mangiare da casa, perché fa, effettivamente, troppo cosa del Sud.

Sarà perché qui effettivamente sono tutti del Sud, ma questo tabù non esiste. Pur di risparmiare, gli studenti arrivano con mille pietanze diverse, tutte sapientemente infagottate dalla mani di mammà o dalle proprie.

Cara Calabria, è così che ho visto di tutto: dallo yogurt al latte e cereali in un ciotola divorato tra una lezione e l’altra, a un barattolo di una non meglio identificata poltiglia di carote sott’aceto mangiate con tanto di forchetta e senza una briciola di pane. La gente ha fame, è in crisi, e fa quel che può per non spandere averi in via Po.

Purtroppo dovrò ricredermi: io credevo che il massimo della tamarragine fosse il panino con frittata da 8 uova.


maggio 19, 2009 Posted by | cronache calabre, Università | , , , | 3 commenti

Concerti Calabresi e concerti Piemontesi: trova le differenze.

Cara Calabria,

c’è un antico detto delle tue (nostre) parti che dice: Amico Amico..e continua riferendosi a un duro colpo da sopportare lì dove non batte il sole.

Per non dilungarmi troppo in certe bassezze, aggiungo solo che questo detto non dà una buona immagine degli Amici che ti pugnalano alle spalle.

Cara Calabria, ieri sera in Piazza San Carlo, c’era il concerto di Amici, quelli di Maria de Filippi. I tuoi palchi a malapena vedono protagonisti dei grandi della tarantella e le feste di piazza sono quanto di più comico e di più triste possa esistere. A volte arrivano dei veri e propri vips della musica leggera: Nino d’Angelo, Alunni del sole, i Collage, i Santo California. Non ti spingi più in là di queste vecchie glorie della canzone perché i tuoi comuni più di questo non possono permettersi. Ogni tanto arriva un Vasco free o qualche bel concerto di giovani in auge: ma di solito alle feste di piazza, che si festeggi la Primavera o la porchetta, arriva sempre un qualche cugino di campagna in vena di nostalgie.

Torino, per festeggiare l’avvento del digitale terrestre per cui tutti già si lamentano, accoglie Maria e tutti gli sfigati delle prime edizioni ora disoccupati più alcuni Amici nuovi per deliziare gli spettatori e convincerli che questo passaggio dall’analogico al digitale non è solo una spesa inutile.

Ovviamente Maria non ne sbaglia una: è riuscita a riunire tutti, tra adolescenti impazzite e anzianotti a passeggio in una serata particolarmente calda per essere Maggio.

Cara Calabria, c’è un’altra cosa che tu non hai: l’apertura mentale dei torinesi doc. Che hanno accolto il gay pride senza battere ciglio, anzi, quasi ignorandolo. Per la parata pomeridiana gli organizzatori hanno chiesto delle macchine ai rivenditori, per farvi sfilare sopra delle cheerleader, ma nessuno gliele ha date: non sia mai che si associ il buon nome del concessionario a un simile evento.

Calabria, da te i gay esistono?

Oppure ci  sono solo uomini virili (o che si spacciano per tali), tutti massicci e gran bevitori, grandi paladini delle loro donne?

Tornando ai concerti, ieri sera, in Piazza San Carlo, ho visto cose poco chiare. Ragazzine tirate a lucido (e d’altronde erano in centro a Torino, mica nel bel mezzo della provincia di Crotone), urlanti, piangenti e gementi, con la fronte stretta in una bandana dedicata a non so più quale Amico di Maria.

Anche all’ultimo concerto cui ho assistito qualcuno urlava come un pazzo, in completa venerazione: inneggiava a Cucciolo dei DickDick.

Cara Calabria, sono cose della vita: c’è chi per indorare la pillola che non va giù chiama la de Filippi con una massa di ragazzini efebici e asessuati al seguito che cantano e ballano e chi riscopre vecchie passioni canore, un lieve sottofondo dell’Isola di Wight.


maggio 17, 2009 Posted by | concerti&concerti, cronache calabre | , , , | 6 commenti

Calabria-Piemonte: 1-1

Cara Calabria,

da Novembre sono via e da quattro mesi non ti vedo.

Da quando vivo qui, nella città squadrata, noto sempre le differenze, e cerco di smentire dentro di me il detto: piemontese falso e cortese.

La cosa strana è che hai più rappresentanti qui che a Corigliano Calabro. Non mi è ancora capitato di incontrare degli autoctoni veri e propri, solo figli o nipoti di emigrati che ancora si sollazzano al tuo sole d’estate e sulle tue spiagge libere.

La cosa bella è il metro di giudizio che usano questi figli e nipoti di emigrati per descrivere l’ospitalità che si respira dalle tue parti.

Una volta, quando ancora il mio domicilio corrispondeva con la residenza (calabra, ovviamente), una tipa bon-ton e spocchiosa mi disse: ” E poi, in Calabria, che ospitalità! Alle 4 del pomeriggio tutti con le porte aperte a offire melanzane sott’olio!“.

Mi guardava, la tipa spocchiosa e bon ton, con gli occhi luccicanti di chi sa che, se tieni porte e finestre spalancate, evidentemente sei un poveraccio che non ha nulla da farsi rubare.

Cara Calabria, qui rettifico: non ho mai visto nessuno che tenesse la porta aperta ad ogni ora del giorno e della notte, e con il clima che si respira in certe zone, tanto meglio.

E le melanzane sott’olio manco le mangiamo. A furia di farci venire le mani nere ad affettarle, abbiamo smesso di proporle come antipasto, per una più comoda insalata russa, o due polpettine con dentro settecento ingredienti.

Cara Calabria, sono quattro mesi che non ti vedo, ma qui mi trovo bene. Certa gente è strana, ma anche nella tua  Gizzeria Paese non scherzano. Torino è bella d’inverno quanto le tue spiagge d’estate.

E io, che l’inverno me lo sono goduto, ora torno sui tuoi lidi, beandomi dello sguardo di questa gente che per vedere il mare una volta al giorno come facevo io da Aprile in poi, deve mettere su tutte le registrazioni di Baywatch.

Non è che non avessi già da fare: ma la libertà che ho qui, in altri spazi web mi manca, e allora ne approfitto per raccontarti quello che mi accade in terra straniera. Giù al Nord è il titolo di un film che mi ha fatto troppo ridere, e considerando che è una produzione francese, la dice lunga su dove sta andando il cinema di questi tempi. Parla di un tipo che vive bel bello a Parigi ma sogna il sud della Francia, e invece viene spedito per lavoro al Nord, un posto attorno al quale aleggiano leggende metropolitane terribili. Mi sembrava un buona metafora, una cosa che poteva legarsi bene con le mie cronache.

Cara Calabria, tra poco meno di un mese tornerò, per poco, ma tornerò.

E sarà allora che dovrò cambiare il sottotitolo di questo Blog, invertendo l’ordine degli addendi, almeno per una settimana.

maggio 15, 2009 Posted by | cronache calabre | , , | 1 commento